
Come prepararsi fisicamente e mentalmente a un corso intensivo di danza
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Intervista a Dora Ciacca, fondatrice e direttrice artistica del “Bobbio Summer Ballet Intensive”, a cura di Ilaria Di Pasqua.
Ogni estate, nel cuore del borgo medievale di Bobbio, prende forma un’esperienza intensa che mescola danza, crescita e comunità. Il Bobbio Summer Ballet Intensive è un luogo dove tecnica e umanità si incontrano, dove il rigore del movimento si intreccia alla libertà di scoprirsi. Alla guida di questo progetto c’è Dora Ciacca: ballerina, coreografa e insegnante, con una visione chiara e inclusiva della danza. In questa intervista ci racconta il suo percorso e la filosofia che anima ogni passo del corso.
Le radici: quando il movimento diventa vocazione
Non è stato amore a prima vista. “Avevo sette anni quando entrai per la prima volta in una classe di danza, con coetanei. E mi fece schifo,” confessa Dora con il sorriso di chi ha imparato a fidarsi del tempo. “Volevo smettere subito, ma la mia insegnante vide qualcosa in me. Così mi spostarono in una classe con ragazze molto più grandi. Fu lì che tutto cambiò: la difficoltà mi sfidò, e mi innamorai del movimento.”
Da quel momento, la danza è diventata il suo linguaggio, la sua scelta quotidiana. Si è formata tra Italia, Stati Uniti e Spagna, con esperienze fondamentali all’American Ballet Theatre, con Nadege Hottier e Tatiana Irakarec nel metodo Vaganova, passando per compagnie come Shevra Dance e workshop internazionali. “Ogni maestro ha lasciato un segno, ma alcuni più di altri. Joseph Gatti, Brooklyn Mack… figure che mi hanno insegnato non solo tecnica, ma mentalità.”
Il passaggio all’insegnamento è stato naturale: “Quando vedi che le tue allieve migliorano grazie a quello che fai, senti che tutto ha senso. È successo anche con le lezioni private: capisci che quello che fai funziona, che ha valore reale.”

Bobbio: un luogo scelto con il cuore e con la testa
L’idea di creare un corso intensivo è nata da una collaborazione familiare: “Mio padre già lavorava a Bobbio per un programma musicale, e abbiamo pensato di unire le forze per una produzione finale. Ma poi, il luogo ci ha conquistati.”
Bobbio è un borgo che sembra pensato per la danza: tutto è raggiungibile a piedi, l’atmosfera è sicura e accogliente, l’estate è fresca, e la natura — tra pietra, torrente e silenzi — crea uno spazio perfetto per concentrarsi. “Ci siamo trovati così bene che non abbiamo più voluto cambiare sede. Piuttosto allestiamo le sale da zero, ma restiamo qui.”
Una scelta logistica, sì, ma anche affettiva e pedagogica. In un luogo senza distrazioni, gli studenti possono immergersi completamente nello studio e nella condivisione.
Cosa rende Bobbio un’esperienza unica
Per Dora, i corsi intensivi sono imprescindibili nel percorso di un danzatore: “Non conosco nessun ballerino professionista che non ne abbia fatti. Ti mantieni in forma, ma soprattutto ricevi in due settimane un bagaglio di informazioni enorme — cose che a volte richiederebbero mesi durante l’anno.”
E poi, c’è la qualità degli insegnanti: “Portiamo a Bobbio docenti che spesso non sono accessibili nei percorsi annuali, anche da altri paesi. Quest’anno, ad esempio, avremo studenti e maestri dagli Stati Uniti. Il confronto internazionale è fondamentale.”
Quello che Dora vuole offrire è un’esperienza che arricchisce su più piani: “A livello tecnico, artistico, fisico, ma anche mentale. Lavorare in un ambiente stimolante, professionale ma non giudicante, ti cambia. Ti fa crescere come ballerino e come persona.”
La visione artistica: rigore e accoglienza
Dietro ogni dettaglio del Bobbio Summer Ballet Intensive c’è la direzione artistica di Dora, che unisce metodo e cuore. “Mi ispiro al modello americano per struttura e organizzazione, ma tutto è filtrato attraverso la mia visione: professionale, inclusiva, empatica.”
Dora ha vissuto sulla sua pelle le contraddizioni della danza: “In Italia ho affrontato molte discriminazioni per il mio corpo. Ecco perché oggi sono radicale su questo: nel mio corso non c’è spazio per giudizi fisici. Chiedo solo impegno. La danza è per chi lavora sodo, non per chi corrisponde a uno stereotipo.”
Anche la scelta degli insegnanti riflette questa coerenza: “Devono condividere la mia visione. Non basta che siano tecnicamente eccellenti: devono credere che ogni studente meriti rispetto e fiducia. E devono ispirare prima di tutto me.”
La trasformazione: dentro e fuori la sala
Ogni estate, Dora osserva qualcosa che va oltre la tecnica. “Tutti arrivano un po’ timidi, spesso spaesati. Ma poi si aprono. Si sentono accolti. Io sono una di loro: giovane, alla mano. E questo crea una connessione forte.”
Alla fine del corso, qualcosa è cambiato. “Mi scrivono messaggi, mi mandano cuori. Si sono sentiti parte di una famiglia. Sul palco si trasformano. È bellissimo vedere come il lavoro, la fatica, la complicità li rendano più forti. Come ballerini e come persone.”
Il momento più emozionante? “Ogni volta che vedo della bella danza mi commuovo. Ma lo spettacolo finale è sempre speciale. L’anno scorso abbiamo montato quasi tutto Paquita in due settimane. Un miracolo.”

Cosa resta dopo Bobbio
“La cosa più preziosa che lasciamo è l’informazione. Ogni correzione, ogni dettaglio di stile o metodo rimane. E poi c’è la fiducia. Vedere che noi crediamo in loro, che li incoraggiamo, che li rispettiamo… questo cambia tutto.”
Dora tocca un punto importante: “In Europa spesso gli insegnanti sono distanti, negativi o silenziosi. Non danno la spinta a continuare. Io voglio essere il contrario. Spronare, dire ‘puoi farcela’, anche ai genitori. Perché spesso sono loro i primi a dubitare.”
Uno sguardo al futuro
“Il mio sogno è che il corso cresca, senza perdere l’anima. Vorrei più spettacoli, magari in più teatri. Vorrei che ogni studente, di ogni età, torni a casa pieno di danza e felicità.”
E per chi è ancora indeciso? Dora è chiara: “Fatelo. Davvero. Potrebbe cambiarvi la vita. Come ballerini e come persone. Non capita tutti i giorni di studiare con insegnanti internazionali in un luogo così speciale. I posti sono limitati: non aspettate.”



